Luciana Palazzolo

Luciana Palazzolo è nata a Genova nel 1954.

 Giovanissima si trasferisce negli Stati Uniti con i genitori per riunirsi con la famiglia materna.  Studia fotografia, disegno, pittura e storia dell’arte al Rochester Institute of Technology e al Pratt Institute di New York  dove consegue il Bachelors of Fine Arts Degree.

Vive in Italia, a Milano e recentemente in provincia di Como, dal 1982.

L’artista ha partecipato a varie collettive a New York (alla Warde-Nasse Gallery) e in Italia a Milano, Genova, Vercelli, Savona, Vercelli, Spoleto e Chiavari. Presente ad ArtePadova 2017, ArteGenova 2018 con Il Melograno Art Gallery.

La sua arte riflette una forte influenza dell’esperienza Newyorkese vissuta durante gli anni di fertile attività degli anni settanta e ottanta che si manifesta nel carattere espressionista e gestuale delle sue opere.  Il colore esprime emotivitá  e passione, il tratto è leggero e fluttuante nei grandi acquarelli, ma sa essere duro e aggressivo nelle opere in bianco e nero.

“Dopo uno iato di dieci anni dalla scena artistica, Luciana Palazzolo torna a esporre con una mostra personale alla Galleria Il Melograno di Livorno una serie inedita di lavori su carta.

La lontananza dal panorama espositivo non ha mai rappresentato una battuta d’arresto per un’artista che esercita la pittura e il disegno con costanza quasi quotidiana da metà della sua vita.

Svincolata dalle dinamiche del sistema artistico, lontana dai circuiti di rappresentanza, Luciana Palazzolo ha continuato ininterrottamente a portare avanti il proprio personalissimo progetto artistico, coltivando il senso di un fare arte che si nutre di un contatto diretto con gli strumenti e con la pratica. Una relazione che non conosce pause, quella con la pittura; un dialogo lungo più di trent’anni che non cessa di proporre quesiti, stimoli, ostacoli e riprese, come si evince dalla nuova serie esposta alla Galleria Il Melograno.

La carta è il punto di partenza su cui agisce una gestualità controllata ma imprevedibile. Fortemente improntata al gesto e veicolata dal colore, l’espressività di Palazzolo si riversa sulla superficie del foglio e resta quasi intrappolata nel suo angusto formato.

Le numerose carte si configurano come piccole finestre in cui l’artista imprigiona movimento, luce, emotività, secondo meccanismi e associazioni mentali fugaci e irripetibili: un’impressione rapida causata dalle particolari vibrazioni luminose e coloristiche di un’ora del giorno, dalla struttura casuale formata dall’intrico dei rami di un albero spoglio contro il cielo, un profumo, un suono, un ricordo improvvisamente rivissuto.

Le lontane e diverse forme che assumono di volta in volta questi stimoli sono l’inesauribile repertorio a cui attinge l’artista. Impossibile vincolare queste percezioni al figurativo.

In un progressivo abbandono non solo della rappresentazione mimetica del reale, praticata sporadicamente e mai realmente sentita come sua, ma anche della geometricità della sua produzione iniziale, memore dell’insegnamento di Joseph Albers, Luciana Palazzolo preferisce un’astrazione dal carattere vitale ed esuberante.

Come in uno spartito, ogni goccia di colore, ogni pennellata, acquistano una propria evidenza al pari di uno strumento che emette un suono più o meno acuto o grave. Larghe campiture suggeriscono il senso di un tempo lungo, di una durata ampia, mentre lo schizzo di colore, il gesto violento o lieve, intervengono visivamente e psicologicamente ad articolare il discorso, con esiti riconoscibili ma sempre diversi.

Difficilmente si potrebbe ricondurre l’energia incontenibile di questi lavori al carattere di un’artista così sensibile e riservata.

Il ritmo di queste opere, fatto di slanci e pause, configura le carte di Luciana Palazzolo come esercizi fisici e mentali in cui l’energia, lasciata fluire liberamente, è poi disciplinata entro il confine netto e limpido di un passe-partout, realizzato con la stessa carta utilizzata per dipingere.”

Giulia Kimberly Colombo

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