Stefano Mariotti

Stefano Mariotti è nato nel febbraio del 1969. Vive e lavora a Firenze.

Pittore autodidatta deve tutto a suo padre che gli ha impartito i primi rudimenti di disegno e pittura ma, su tutto, l’amore per l’arte. Nel 2009 conosce l’artista fiorentino Franco Santini che lo spingerà a continuare nell’esperienza della pittura e con lo stesso, più avanti, fonderà il GruppoA e il relativo Manifesto reso pubblico nel la Mostra ‘Nascita del GruppoA’ alla ex chiesa dei Barnabiti nel rione di Santo Spirito a Firenze nel 2011 con la critica del Prof. Corrado Marsan.

 Inizia ad esporre nel 2010, e da allora è presente in molte prestigiose sedi in Italia e all’estero.

I suoi lavori possono essere raggruppati in cicli diversi. 

In galleria sono presenti le opere del ciclo “Antipop”

Antipop

“Antipop” è la società come non la vogliamo. La gente omologata, senza meta, senza ideali, verso un’ unica direzione. Per dipingere o disegnare i miei Antipop uso di tutto: tela, carta riciclata, cartone, packaging, scatole di profumo, di grappa, di champagne, tubi di cartone, vecchie carte da gioco, biglietti da visita non più utili… e tutto quello che mi arriva in mano e che non faccio diventare rifiuto, donandogli nuova vita. I miei Antipop sono figure incorporee (quasi sempre maschili o asessuate), masse umane spersonalizzate che si riducono a stupide folle danzanti. Sono la calca acritica dei nostri giorni che, quasi sempre, è manovrata dai potenti per mancanza di basico impegno civile.

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Tessiture

I fili si tessono alle ombre. Le ombre alla pittura.

I fili di cotone che inondano i miei quadri sono staccati dalla tela di qualche centimetro e hanno un duplice scopo: velare la superficie della tela stessa per nasconderne una porzione e creare ombre. Il gioco psicologico che intendo portare all’attenzione dello spettatore è basato su questo duplice aspetto di vedo e non vedo, come se tenessi volutamente socchiusa una porta, nascondendo un qualcosa che può essere svelato solo dal quadro stesso. Il monocromo o il bicromo accentua poi questa ricerca perchè il colore provoca sempre una reazione psicologica in chi guarda un mio lavoro. Come la nostra psiche è formata da più strati che ci rendono quello che siamo, anche le mie Tessiture sono una stratificazione di materia e di sensazioni che si compenetrano vicendevolmente. Ma c’è di più perchè le ombre che si generano sulla superficie della tela e che quindi diventano parte integrante del dipinto, creano una sorta di vibrazione che cambia il mio lavoro durante le ore del giorno sia esso esposto alla luce naturale che a quella artificiale di un faretto. Il Maestro Lucio Fontana tagliava o bucava la tela per farci entrare nel mistero dei suoi dipinti ( o di noi stessi ) io, invece, creo una tela sopra l’altra. La base della partenza è simile, il risultato un’inedita visione della terza dimensione.

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