Maurizio Biagi artista

Maurizio Biagi

Maurizio Biagi vive all’Impruneta, in provincia di Firenze.

Inizia il suo percorso artistico fin dagli anni ’70.

Si interessa alla pittura ma anche alla ceramica e diviene protagonista del Gruppo Pittori Imprunetani, in seguito il gruppo Art Art di cui oggi è consigliere. In quegli anni conosce Gianfranco Mello, che sarà un’importante guida sia dal punto di vista tecnico che spirituale nella sua ricerca.

Nel 1983 viene segnalato al Premio Pittura di Panzano, che è stato vinto da un artista del calibro di Ugo Attardi.

Nel 1986 presenta la sua prima personale, con la presentazione di Carmelo Mezzasalma, oggi Superiore della Comunità di San Leolino che gestisce fra l’altro la Certosa Fiorentina.

“Perché la pittura di Biagi non nasconde le metafore dell’esistenza, le piaghe del vivere, l’acuto grido della carne: il ritmo del suo canto e il colore che si dispone nell’esatta e cangiante metamorfosi di quel presente l’accende e lo placa nell’intrecci d’un movimento così fisso e mosso al contempo da non tradire mai il fondo della sua espressione. Quel fascio di ginestre, nell’improbabile e pallido cobalto del cielo, nasce da un groviglio di radici naufragate nello spazio profondo e senza nome che rimanda, per opposizione, nell’immobile presenza dell’astro teso a racchiudere le avvolte penombre della natura, una natura della mente e dei sensi.”

Nel 1990 partecipa alla mostra “Affreschi su cotto – Tegole d’Autore ” all’ Impruneta, presso la Sala d’Armi Buondelmonti, con Enzo Faraoni, Silvio Loffredo, Andrea Martinelli, Franco Messina, Giuseppe Gavazzi e Renzo Grazzini.

Ancora nello stesso anno partecipa alla diciassettesima edizione della Rassegna Sestese, promossa dall’assessorato alla cultura di Sesto Fiorentino, accanto a nomi illustri come Luca Alinari, Silvio Loffredo, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti, Enzo Faraoni, Antonio Possenti, Segio Scatizzi, Remo Squillantini, Nino Tirinnanzi

 

Alla fine degli anni novanta attraversa un un momento di crisi artistica.

“Dal 2000 al 2010 ho prodotto poco, e pensato tanto. Da un lato, il figurativo mi era diventato stretto. Dall’altro, avevo iniziato una riflessione sul secolo appena terminato. Questo secolo in cui gli artisti si erano definitivamente liberati dal vincolo della produzione su commissione. Questo secolo che aveva prodotto l’informale, la pop art, lo spazialismo, l’action painting, il materico… te li dico alla rinfusa, ma sono tutti stili dopo la cui comparsa non ci si può più permettere di dipingere come duecento anni fa. Il mio intento, forse un po’ ambizioso, era diventato quello di trovare una forma stilistica che racchiudesse, che sintetizzasse tutto il ‘900, almeno attraverso e secondo la mia visione.”

La sua ricerca continua come riflessione per approdare alle opere degli ultimi anni in cui predomina una meditazione sul colore che sfocia nell’informale e nei monocromi in pigmento puro.

Specialissimi infatti sono i suoi monocromi, realizzati con stesure di pigmenti preziosi, puri, a secco, senza uso di solventi, su cotto dell’Impruneta. Il supporto, mezzane spesse o piastrelle più sottili, ha un doppio valore, da un lato tecnico e dall’altro “affettivo”. Il cotto ha quella porosità necessaria per trattenere e far aderire il pigmento,  che altrimenti scivolerebbe, dato che sono polveri, in gran parte derivate da minerali o metalli preziosi. Dall’altro è stretto, come si può intuire, il legame col territorio in cui Maurizio Biagi è nato ed è vissuto. La stesura del pigmento è poi quell’intervento, tutt’altro che scontato, che giocando sulla superficie determina poi il risultato finale.

“Sul cotto è possibile fissare il pigmento puro, senza bisogno di solventi. Ci pensi? Pigmento, nient’altro che pigmento. Colore, nient’altro che colore.”

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