Marco Sinigaglia Msini

MSINI (Marco Sinigaglia)

“Msini’s (Marco Sinigaglia) study is being made as a surface: the leather drum or the surface sacredly elevated as a totemic presence.

However, it’s always a “contact barrier” (W. Bion) on which the artist obsessively reproduces the same note of a kleinian concert: “the pattern” reproduces itself in an endless game of concatenations (G. Prandina 2014).

“Labyrinthine geometries making short-circuit the perception of the whole, certainly congruent with the Gestalt research experiences of the kinetic and programmed art.

But, the pattern used by the artist (the repeated, turned, reflected and twisted module) is a body’s fragment (his body): the fingertip, the epithelial tissue of a hand, of an arm, of body hair. Fragments taken back to an unitary matrix, and this is the difference from Gestalt art. The fragments which belong to the body in a lively geometry: the observer’s astonishment raises from the discovery of their origin.

By Identifying what the fragment depicts, the cold series gives way to the warmth of life, that is very different from the heat of the action painting, of the spontaneous and free gesture, however interesting for the study.

So Msini’s totem also offers an ethical value: the body’s tenacity, although in fragments.

Reconstructive condition of a deconstructed society…” (Paolo Pavan 2015).

Msini has attended the Academy of Fine Arts in Venice and he has had a pluriennal training in intellectual and creative circles.

Few materials, techniques  and art forms are unknown to his research. Pioneer of digital art, he works with photography, cinema, theatre, television. He has already exhibited a large painting production in Italy and other countries. The most recent sculptural production eludes definition, imposing itself for its originality and autonomy.

Msini’s art works are placed in private collections, museums and public sites.

MSINI (Marco Sinigaglia) è nato a Padova nell’estate del 1959 si è formato all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha praticato in Italia e all’estero, l’attività di fotografo, scenografo, grafico, film maker, web designer, toccando molti dei mestieri che obbligano l’occhio-cervello e la mano ad agire, a volte congiuntamente, per il teatro, il cinema, la televisione, l’editoria, la pubblicità, il web. Negli anni 70 e 80, ha partecipato a esperienze di creatività comunitaria interdisciplinare. L’attività artistica lo vede a lungo impegnato anche nella produzione pittorica in olio su tela. Suoi lavori e dispositivi d’arte sono stati resi pubblici in Italia (le principali a Milano, Roma, Padova, Venezia, Trieste, Bologna) e all’esterno (Venezuela, Puerto Rico, Spagna, Portogallo, Londra, Marsilia, Slovenia).
Ricordiamo la

“Geometrie labirintiche che fanno cortocircuitare la percezione dell’insieme, sicuramente congruenti alle esperienze della ricerca gestaltica dell’arte cinetica e programmata. Soltanto che il pattern usato dall’Artista (il modulo ripetuto, girato, specchiato e deformato) è un frammento del corpo (il suo): il polpastrello di un dito, il tessuto epiteliale di una mano, di un braccio, peli e capelli. Frammenti riportati a matrici ordinate, ma, e qui è la differenza con l’Arte gestaltica, che appartengono al corpo: geometria viva e pulsante e nello scoprirne l’origine sta la meraviglia dell’osservatore.  Nel riconoscimento di ciò che il frammento rappresenta, il freddo della serie lascia spazio al caldo della vita; ben diverso dal caldo dell’action painting, del gesto spontaneo e libero, ma di evidente interesse di indagine. E allora il totem di MSINI propone anche un valore etico: l’irriducibilità, anche se in frammenti, del corpo. Condizione ricostruttiva di un tessuto sociale destrutturato …” (Paolo Pavan)

… “Tutta l’arte è ad un tempo superficie e simbolo. Coloro che penetrano al di sotto della superficie lo fanno a proprio rischio e pericolo” (Oscar Wilde). L’indagine di MSINI ci viene resa come una superficie: che sia la pelle tesa di tamburo o la superficie sacralmente elevata a presenza totemica. Essa è sempre e comunque “barriera di contatto” (W. Bion)  sulla quale  l’artista riproduce ossessivamente la stessa nota d’un concerto Kleiniano: il “pattern” si riproduce in infinito gioco di concatenazioni…(Gino Prandina)