Morgan Zangrossi Installazione 2

Morgan Zangrossi

Morgan Zangrossi adopera per i suoi lavori ruggine vera, ottenuta facendo reagire il ferro liquido con agenti ossidanti.

La ruggine è parte della memoria, è il primo impatto nel ritrovare un oggetto vissuto, nell’evocare il contatto con chi lo ha usato, toccato, gettato. Una alterazione che avvolge e ricompone il manufatto riportandolo ad una dimensione di naturale evoluzione. Gli oggetti multimediali, i nostri componenti indistruttibili, plastici, inalterabili, come appariranno a chi dovesse ritrovarli  in un tempo futuro? Senza rughe, senza segni. Inalterati e anonimi non hanno memoria del passato, non evocano, non ci parlano di coloro che li hanno usati, delle vite che hanno condiviso e che sono state spese accanto e con loro, di quanto hanno visto.  La ruggine li ricolloca nel tempo, dona loro i segni delle storie vissute e  li ricopre di memoria.

“L’opera è parte di un percorso poetico che mi ha portato a immedesimarmi in un uomo di un futuro lontanissimo, a pensare allo stupore di trovarsi di fronte oggetti che non riconosce, fossili di una civiltà ormai sommersa dai secoli, all’ emozione di avere fra le mani un oggetto semplice, usato nel quotidiano, che non grida orrore di guerre o battaglie di grandi re, ma narra l’alienazione di chi, malato, viene considerato normale solo nel mondo virtuale.

Nato nel ‘74, Morgan Zangrossi ha visto il suo mondo di giovane stravolto dalla disabilità e dal dolore, che gli negano la  possibilità di scegliere la propria strada ma che affinano la sua sensibilità verso le cose belle e l’arte. Diventa Artista quando percepisce quale sia il modo di mostrare a tutti, gli anni passati a lottare con la malattia.  Un riscatto, attraverso quegli oggetti che gli hanno tenuto compagnia nei momenti di solitudine; una consapevolezza, che tramite l’uso della ruggine, trasmette  dai suoi lavori, la brevità della bellezza.”