Morgan Zangrossi

Morgan Zangrossi adopera per i suoi lavori ruggine vera, ottenuta facendo reagire il ferro liquido con agenti ossidanti.

La ruggine è parte della memoria, è il primo impatto nel ritrovare un oggetto vissuto, nell’evocare il contatto con chi lo ha usato, toccato, gettato. Una alterazione che avvolge e ricompone il manufatto riportandolo ad una dimensione di naturale evoluzione. Gli oggetti multimediali, i nostri componenti indistruttibili, plastici, inalterabili, come appariranno a chi dovesse ritrovarli  in un tempo futuro? Senza rughe, senza segni. Inalterati e anonimi non hanno memoria del passato, non evocano, non ci parlano di coloro che li hanno usati, delle vite che hanno condiviso e che sono state spese accanto e con loro, di quanto hanno visto.  La ruggine li ricolloca nel tempo, dona loro i segni delle storie vissute e  li ricopre di memoria.

“Viaggiare all’indietro nei secoli! Ecco la sensazione che avvertiamo visitando un museo archeologico, dove in mostra ci sono gli oggetti di uso quotidiano che usavano gli uomini vissuti secoli prima di noi un vero e proprio salto all’indietro… Ci aggiriamo per le sale immaginando i nostri progenitori alle prese con quegli arnesi e siamo capaci di indovinarne l’uso perché tanto familiari anche a noi, ciotole, armi, utensili, arredi e giochi perfino. E noi? Cosa ricorderanno di noi quelli che verranno dopo? Cosa rappresenta davvero il tempo che stiamo vivendo? La nostra è la civiltà delle immagini ma soprattutto delle informazioni, che grazie agli strumenti detti “multimediali”, sono alla portata di tutti, si trovano ovunque anche se forse, in eccesso rispetto a quelle che ci servono realmente. Ho voluto però celebrare questi oggetti che per molti di noi sono come delle ali, che ci portano verso mondi, fino a poco tempo fa, inaccessibili, presentandoli come reperti di un mondo passato, proiettando la mia visione avanti nei secoli, con la fantastica macchina del tempo che è l’immaginazione.

Rimane anche la sottile ironia dell’immedesimarsi nell’uomo del futuro che conserva le vestigia del suo passato, che è il nostro presente; rimane forte la contrapposizione tra bello e brutto, nuovo e vecchio, lucido e ruvido quindi tra virtuoso e immorale, difatti credo di aver bene rappresentato con queste opere il dualismo che c’è in internet e nei suoi media: se da un lato danno la possibilità di migliorare la qualità della vita, del lavoro e del divertimento, data l’estrema facilità di accedere a risorse illimitate, dall’altro espongono a ogni tipo di pericolo… nascosto dietro uno schermo infatti l’homo digitalis mostra la sua faccia peggiore, del tutto privo di moralità.

Quale materiale rappresenta meglio di ogni altro la solidità, l’immobilità e la resistenza nel tempo se non il cemento? Proprio per questa sua mancanza di movimento, di cambiamenti e di vita ho voluto unirlo alla ruggine. Creare contrapposizioni di consistenze e di cromatismi è il mio vero divertimento artistico, unire sulla stessa tela ciò che sfida il tempo, l’usura e ciò che invece li subisce andando inesorabilmente verso la distruzione è stata per me una sfida, riuscendo a riprodurre nell’opera i toni dell’industrializzazione senza usare pigmenti, lasciando i materiali interpreti di se stessi

Dall’apparenza ruvida e sgradevole, la ruggine ha in realtà un’essenza timida, in pochi infatti, colgono la sua calda bellezza e le sue sfumature infuocate; stesa dalla mano della Natura, la ruggine fiorisce, cambia, e in contrasto con gli oggetti sulle quali si posa, vive.
Proprio questa inconciliabilità l’ha fatta diventare la protagonista della mia arte: cercando qualcosa che potesse rappresentare la superficialità dei giudizi, quando si fermano all’apparenza o si fidano dei luoghi comuni, sono rimasto folgorato dalla ruggine… cosa meglio di questo particolare processo chimico avrebbe mostrato agli altri ciò che avevo da dire, che la vita e la bellezza possono trovarsi ancora in ciò che è definito ormai cadente.
E su cosa stenderla, quali oggetti avrebbero subito la trasformazione grazie a speciali vernici e potenti acidi? Ovviamente gli attrezzi da lavoro del nostro tempo, oggetti multimediali che dopo appena una ventina d’anni sono obsoleti, vecchi, superati…. Ricoprendoli di materia viva, li ho fatti rinascere sotto forma di humus, sopra cui la ruggine mette radici.”

Il ciclo In-prospettive nasce nel 2015

MOrgan Zangrossi In-prospettive 1

Solo pochi occhi possono vedere al di là delle superfici, solo poche anime riescono a captare la vera essenza delle cose, delle persone, degli avvenimenti; il mio lavoro in questa fase vuole rappresentare proprio la difficoltà che ha la maggior parte della gente a percepire oltre. Mostrando quello che si cela sotto una superficie spesso anonima, piatta o ordinaria, spingo a considerare quanto possa essere sbagliato un giudizio dato in maniera affrettata. 

La regolarità degli involucri è squarciata per rivelare un’interiorità complessissima, fatta di percorsi tormentati, di ripensamenti: saldature come cicatrici, circuiti come sogni infranti, assemblaggi come esperienze di vita che ci permettono di essere quello che siamo.

Gli spazialismi di Fontana e i meccanismi di Pomodoro hanno ispirato la mia mente e guidato la mia mano, portandomi a questi risultati.

Morgan Zangrossi

The great masters painting, before me, have done studies on the light, the black, the white, the monochromatism…. I am much more modestly, I began a journey that has as its main theme the rust; living matter, which is constantly changing, the one who decides where the nuances, reflections are, is Nature, that I limit myself to indulge, adding my only the essentials.
The rust has pity of things, makes gentle spending time on them; like wrinkles on a face old, rust chronicles the life that the object has lived, making it interesting and even beautiful.
Nowadays we have objects so well constructed that seem unaffected by rust, the time leaving on them only meager traces, wrinkles sadly muted.
With my recent work, I tried to rewrite the history of things that did not seem to have one: while I covered with rust, I imagined who had touched those keys, such as sweet emotions or cruel wounds have caused the words formed with the keyboard or what feelings had impressed the hand holding the mouse … recovery items , recovery of sensations …

Morgan Zangrossi